


“Durante il Capitanato di Pietro Vernaccia... si edificò nella Piazza una gran casa merlata e dipinta con botteghe pei mercanti nel luogo stesso, dove ora vediamo il Palazzo del Governatore e se ne conservò memoria in un pubblico marmo”.
Così lo storico Ireneo Affò descrive questo palazzo alla fine del ‘700.
Quando vennero innalzati i suoi corpi di fabbrica, correva l’anno 1283 ed era podestà della città di Parma il fiorentino Tegghia dei Buondelmonti.
L’edificio era inizialmente composto da due parti separate da una piccola via chiamata vicolo di San Marco (l’attuale vicolo sotto il voltone che unisce Piazza Garibaldi con via G. Mameli).
I paramenti esterni erano in cotto e presentavano le soluzioni stilistiche del più tardo stile romanico testimoniato in città. Ad un porticato a piano terreno doveva corrispondere una successione di aperture a bifore e a trifore nel piano nobile. E’ probabile che le finestre si sviluppassero su due ordini, e che gli edifici terminassero in un’alta merlatura.
L’alta dignità del complesso trovava ragione nella destinazione quale sede del Capitano della città, una delle magistrature più autorevoli, dopo il Podestà e i Consoli.
Ma qui avrebbero trovato sede anche il Governatore e l’Uditore Civile oltre ad altri magistrati comunali.
Sin dai primi anni del ‘500 i portici antistanti dovevano ospitare inoltre attività librarie di rilievo, dando vita ad iniziative editoriali delle quali Taddeo Ugoleto dovette essere uno dei primi ispiratori. Su quella tradizione si innestò quella dei librai della famiglia Viotti, rimasta celebre per la ricca attività editoriale compiuta nei secoli a seguire.

Archivio storico nazionale
Il Palazzo, che nel corso del tempo ospitò anche i legati papali inviati con funzione di governo, mantenne l’antica configurazione architettonica sino all’epoca farnesiana, allorché, dopo il 1606, a seguito del disastroso crollo della torre campanaria, che devastò la piazza e comportò la completa riedificazione del Palazzo

Municipale,fu oggetto di un primo importante intervento di ristrutturazione che portò alla formazione del voltone sopra Vicolo san Marco e alla costruzione, sul medesimo, di una torre civica che, edificata solo nel 1673 dall’ingegnere piacentino Giuseppe Barattieri, dovette assumere la funzione dell’antica torre campanaria del Municipio.
Essa finì per ospitare l’antica campana del 1453, detta “di Terza”, che riportava i nomi degli Anziani dell’anno della sua fusione, quindi quella coeva detta “di Alessi”, dal nome del suo autore (sostituita nel 1998 con una replica perfetta; l’originale è ora conservata nella Galleria S. Ludovico).
Come molti palazzi affacciati su Piazza Grande, anche quello del Governatore dovette conoscere nei secoli modifiche e adattamenti.
Nel Settecento, in facciata, la bella immagine cinquecentesca della Vergine incoronata dipinta da Jacopo Zanguidi detto il Bertoja (1544-1574), aggredita dal tempo, veniva definitivamente sostituita dalla scultura dedicata dal Consiglio degli Anziani sempre alla Madonna, patrona della città, realizzata dallo scultore Jean Baptiste Boudard (1710-1768). La facciata nel frattempo era stata rettificata e unificata in un contenuto stile “alla francese” dall’architetto di corte Ennemond Alexandre Petitot (1737-1801) mediante una serie di elementi decorativi quali il cornicione marcapiano e le parti d’ornamento delle finestre: essi fornirono all’edificio un’immagine non troppo discosta da quella attuale, eccezion fatta per i grandi quadranti che ospitano le meridiane realizzate da Lorenzo Ferrari e Luigi Pazzoni nel 1829 per volontà della duchessa Maria Luigia.
Palazzo centrale per la comunità, quello del Governatore: pur senza sostituire le funzioni preminenti di Palazzo Municipale, divenne per la sua collocazione il naturale punto di riferimento nella oleografia della città Sette e Ottocentesca. Il valore e la funzione simbolica alla quale esso attinse è documentata nelle decine di prospettive che ne esaltano la mole e l’alto campanile dall’andamento mistilineo, e che spesso lo ritraggono come fondale dietro al monumento borbonico dell’Ara Amicitiae (1769), opera di Ennemond Alexandre Petitot, poi sostituito a fine ‘800 dal monumento a Giuseppe Garibaldi. Quest’ultima scultura, realizzata nel 1893 da Davide Calandra, si accompagnò con l’intitolazione della piazza moderna all’eroe risorgimentale.

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Il Palazzo del Governatore ha mantenuto nel tempo il suo carattere di edificio pubblico; dopo che, per molti anni, ha ospitato alcuni uffici comunali, in seguito a consistenti interventi di ristrutturazione attuati tra il 2000 e il 2009, ora l’edificio è stato trasformato in una eccezionale “Luogo d’Arte Moderna e Contemporanea”, in cui verranno ospitate, nel corso del tempo, varie attività culturali.
Al primo piano troveranno spazio grandi eventi espositivi, mentre al secondo un grande artista internazionale opererà per un anno intero rendendo lo spazio messo a sua disposizione una casa-laboratorio...
La cultura, una delle principali vocazioni di Parma, trova quindi spazio in un edificio che è da sempre portatore di una grande carica simbolica, sia per quello che rappresenta, collocato com’è nel cuore della città, sia per le funzioni che ha ricoperto nel corso del tempo: non a caso, riporta ancora in facciata, in basso a destra per chi guarda, all’angolo con l’attuale via Cavour, l’immagine del mattone di Parma, l’unità di misura alla quale dovevano rifarsi nel Medio Evo fornaciai e costruttori.


